
Il XXVII Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture ha portato nuovamente all’attenzione del pubblico milanese (e non solo) opere notevoli di una cinematografia troppo spesso sottovalutata. Nel panorama contemporaneo del cinema gaylesbico si muovono infatti registi come Eytan Fox e Xavier Dolan, veri artisti al servizio della settima arte di cui essi si servono per raccontare il mondo contemporaneo e per far riflettere.
Proprio un film di Eytan Fox, Yossi, ha inaugurato ufficialmente il Festival dopo essere stato proiettato come “film a sorpresa” il 22 aprile scorso al XXVIII GLBT Film Festival di Torino. Un film profondo che ha dato il via anche al rapporto particolare tra il Mix e il regista israeliano: ospite d’onore del Festival, Fox era presente in sala alla proiezione del film e ha risposto alle domande del pubblico. Il Mix ha poi dedicato a lui una retrospettiva con Yossi & Jagger (2002), prequel di Yossi, e due suoi cortometraggi praticamente introvabili in Italia: Time off (1994) e Gotta have heart: un jour, un enfant (1998).
Eytan Fox, con il suo compagno e collaboratore Gal Uchovsky, ha anche tenuto un workshop intitolato “25 anni Happy Together”.
Un secondo workshop (“Indiemakers”) ha visto la presenza di Travis Mathews e Joe Balass, che hanno parlato di produzione indipendente nel contesto internazionale e della partecipazione dal basso ai progetti dell’audiovisivo, con un approfondimento sull’esperienza del crowdfunding attivata con successo proprio per la realizzazione del 27° Festival MIX Milano.
La programmazione cinematografica è stata varia e interessante: film provenienti dai più svariati Paesi (dall’Italia alla Polonia, dagli USA a Israele, dall’Iran al Cile), appartenenti a diversi generi e segnati dall’utilizzo delle tecniche audiovisive più disparate.

Il concorso vero e proprio era diviso in tre categorie: lungometraggi, documentari e cortometraggi; i vincitori sono stati rispettivamente In the name of di Malgorzata Szumowska (Polonia, 2013), Les Invisibles di Sébastien Lifshitz (Francia, 2012) e It’s not a cowboy movie di Benjamin Parent (Francia, 2011).
La qualità artistica delle opere in cartellone era mediamente alta, anche se qualche cortometraggio era decisamente al di sotto del livello a cui dovrebbe attenersi una manifestazione come il Mix. Se infatti lo scopo del Festival è offrire opere che trattino le tematiche LGBT (Lesbo – Gay – Bisex – Transgender), non credo che la sola presenza di un elemento LGBT all’interno della trama sia sufficiente a rendere un film adatto a una rassegna che deve mirare a diffondere tali temi anche presso il pubblico restìo o non abituato. Un film gay non è sempre interessante. Un’opera d’arte che contiene un elemento LGBT sì. Ed è questa seconda categoria che si dovrebbe privilegiare nella selezione.
Rilevante anche la sezione ItaliaMix, focalizzata sulla produzione italiana di opere a tematica LGBT. Anche in questo caso alcune erano di alta qualità (pure nell’ambito delle web series), mentre altre, in particolare nel panorama lesbico, non hanno colpito per eccellenza artistica o tecnica. Come l’elemento tematico, anche l’aspetto produttivo va considerato con attenzione: non ritengo sufficiente il fatto che una serie o un cortometraggio siano prodotti in Italia per farli rientrare in una sezione così significativa di un Festival che ormai ha una sua storia e una sua identità.

Da spettatore cinefilo mi è dispiaciuto vedere come la sezione Uncut, dedicata alle pellicole proiettate integralmente senza tagli censori, fosse ridotta quest’anno a un solo titolo, seppur cult: Querelle de Brest (Reiner Werner Fassbinder, 1982). Tanto di cappello invece per il tributo a Mario Mieli – filosofo, scrittore, teorico degli studi di genere e tra i fondatori del movimento di liberazione omosessuale italiano – di cui ricorre quest’anno il trentennale della morte e di cui sono stati proiettati alcuni materiali inediti e Una favola spinta, il film da lui sceneggiato che andò in onda un’unica volta su Raitre nel 1984.
Costellato da appuntamenti musicali (diversi dj di provenienza internazionale hanno intrattenuto il pubblico sugli scalini del Piccolo Teatro) e letterari (il salotto letterario L’AltroMarteMix e il talk show Brain & Sexy condotto da La Pina e Diego Passoni di Radio Deejay), il Festival ha registrato una discreta partecipazione di pubblico, che si è intensificata nei momenti salienti quali la proclamazione dei film vincitori e il conferimento del titolo di “Queen of Comedy” a Valentina Cortese e – ad honorem – a Mariangela Melato.