Padre Vostro

PADRE VOSTRO locandinaRegia: Vinko Brešan

Anno: 2014

E’ un riuscitissimo adattamento  della commedia  Svećenikova djeca I figli Del Prete di Mate Matišić quello che Vinko Brešan porta sul grande schermo e che in Italia arriva col titolo Padre Vostro.

Krešimir Mikić  (The Blacks , del 2009, 72 Days , del 2010 Vegetarian Cannibal, del 2012) è Don Fabijan, il giovane sacerdote  che dovrà rimpiazzare don Jakov (Zdenko Botić) CALCIATORIl’anziano parroco di una piccolissima isola dalmata. Il vecchio prete è una specie di celebrità locale, campione di bocce, asso nella manica della sclcinata squadra di calcio locale composta dai veterani della seconda guerra mondiale ancora (quasi) in vita, canta in un apprezzatissimo coro maschile che ha quasi vinto, per due volte, un premio canoro, ma, sopra ogni cosa, don Jakov è il direttore del piccolo coro di voci bianche composto dai ragazzi della parrocchia.

La vita della minuscola comunità scorre placida e antica sotto l’egida del canuto prelato e sarebbe priva di crucci, se tutta l’isola non soffrisse di una forma di spopolamento cronica e galoppante, che si è portata via tutti i giovani e spinge i pochi che restano a non procreare, permeati come ormai sono dell’ideologia edonistica dei forestieri, che il sesso lo fanno per piacere, e non per fornire nuovi pescatori alla morente economia isolana ne fedeli alla parrocchia ombrosa e semi deserta.

il giovane Fabjan, non può competere in alcun settore con il confratello più anziano, e la domenica, dal proprio confessionale sempre deserto, si limita a osservare sconsolato la ressa di fedeli che si accalca intorno a quello del collega-rivale.

CONDOMIn un impeto d’amor proprio appena appena mascherato da amore per la chiesa e per la sua parrocchia, dunque, decide che almeno in una cosa sarebbe stato migliore dell’inattaccabile Don Jacob: Fabjan decide di ripopolare l’isola e per farlo ordisce una delirante congiura alla pubblica contraccezione bucando nottetempo tutte le scorte di profilattici del paese.

Brešan fornisce così l’innesco a una serie di situazioni paradossali e grottesche, dall’umorismo spietato e saporito, che sapranno condurre spettatore, prelati e paesani in un circolo vizioso surreale e umoristico (in senso pirandelliano). Sono strappi piccoli e misurati, inizialmente, quelli che lasciano intravvedere il fondo scuro di questo film, che per gradi si apre su un finale inaspettato e tragico che rivelerà in tutta la sua splendente brutalità la natura belluina dell’uomo.

Di pari passo con questa scoperta emerge anche l’anima politica, in senso lato, di questo Padre Vostro, che poi è quella del regista, e che lo porta a ricomporre sulloMOTOSCAFO schermo tragicomici ritratti di uomini di potere, rappresentanti delle autorità statali e delle forze politiche, prelati di rango differente, che nel dispiegarsi del dispositivo filmico si faranno sempre più impietosi e caustici, riuscendo a metter alla berlina ogni sorta di bassezze e intrighi.

Le connivenze colpose dei ranghi clericali, politici azzecca-garbugli, viziosi e bugiardi, preti pedofili, vescovi che traghettano la parola del Signore a bordo di sfavillanti yacht, ma anche i compromessi perniciosi della gente comune spinta da quella normale disperazione che tutti ci riguarda, quello che siamo disposti a fare, ma non a dire, quando a essere toccato è il nostro interesse, il nostro amore, la nostra famiglia, la nostra carriera.

Tra le risa e le gags di Padre Vostro si nasconde una voce risentita, anche quando sapientemente misurata, che non rinuncia a ringhiare il suo livore contro le bassezze taciute dei potenti e dei normali, anche se poi si mimetizza dietro la facciata ridente di un umorismo nero e grottesco.

La felice tessitura narrativa risente positivamente del tenore farsesco e della dinamicità ritmica del testo teatrale e si esalta nel linguaggio cinematografico visionario e surreale di Brešan, che crea un dispositivo in cui si mischiano tenori finzionali diversi e diversi gradi di croyance spettatoriale (disponibilità ad accettare come veri la situazione posta in essere dal film e i suoi personaggi per tutto il tempo della proiezione).

Brešan passa senza soluzione di continuità e senza strappi per chi guarda dalla narrazione in macchina, con l’attore che, uscendo dal personaggio racconta direttamente allo spettatore,  al regime di narrazione filmica più tradizionale, in cui spettatore e attori non hanno contatti, si concede momenti in cui la voce fuoricampo del protagonista porta avanti la storia pur essendo lui stesso presente in scena e siparietti astratti e surreali dal dirompente potere comico. Lo spettatore, a intermittenza,passa dallo stato di irrealtà a quello di realtà, dalla fabulazione all’interpretazione attorica, ma Brešan è abile nel farne un continuum ben legato, una narrazione che si percepisce unitariamente, anche se non propriamente come un film, né come una Pièce teatrale e neppure come una favola, ma in fondo un po’ come tutti e tre (con una forte prevalenza del film, ovviamente). La sua abilità principale è quella di indurre da subito nel suo spettatore una sorta di predisposizione al surreale e all’improbabile, che si dichiara già dalla prima sequenza, in  cui  Don Fabjan è steso su un letto letteralmente circondato da culle contenenti bebè frignanti, che svaniscono nel nulla appena il protagonista volge gli occhi, rivelando la loro natura onirica, di sogno ad occhi aperti.

CIELO TURCHESEQuesta sorta di predisposizione alla sur-realtà, come se non bastasse, è ravvivata dal fare visivo di questo regista, con le sue immagini sognanti e irreali, che denunciano sin dall’incipit la dimensione fiabesca entro cui si colloca la diegesi. Gli azzurri impossibili di mare e cieli da sogno incastonano un antico paesello marittimo dagli scorci dechirichiani. Architetture antiche e pittoresche che acquisiscono connotazioni metafisiche e surreali nelle inquadrature di Brešan, angolate e immobili di un silenzio ancestrale,  rotto solo dal suono di vecchie campane e dal vento. Si crea così un non-luogo, magico e sospeso, dalla bellezza fotografica improbabile, con crepuscoli deliziosamente ambrati e iridescenti, notti di un blu troppo perfetto e cieli diurni di un turchese-cielo talmente cielo da sembrare artificiale.

Inevitabilmente questi colori e questa  luce da fiaba,  si riverberano su personaggi e storie, collocandole in un altro da qui, in quella dimensione del fiabesco dove  trovano le proprie ragioni di esistenza le situazioni e i personaggi surreali di Padre Vostro.

Un film originale e comico, implicitamente straziante, surreale e nascostamente politico, ma mai presuntuoso o tronfio. Un racconto capace di sfilare via agile e ritmato, con tempi comici misuratissimi, ma senza cedere alla tentazione del riso assolutorio e superficiale.

Imperdibile per tutti i Cinema Critico addicted.