Regia: Randall Einhorn, Victor Nelli Jr.
Ideatori: Jason Gann, Adam Zwar, Randall Einhorn, Victor Nelli Jr., David Zuckerman.
Anno: 2011
Una satira dell’introspezione, tragica e comica allo stesso tempo.
Surreale, pungente e grottesca, questa serie è stata definita una black comedy per sottolineare il suo cinismo talvolta spietato, accostato a un umorismo che non pesca nelle tipiche situazioni da sitcom (che rivestono in questo caso il ruolo di forma e di veicolo) ma nel profondo lato oscuro e intimo del protagonista e attraverso esso di ciò che lo circonda. Ma lo “scantinato” della psiche di una persona, l’inconscio, il subconscio, il vero “Io”, o comunque si voglia chiamarlo, è qualcosa difficile da raggiungere razionalmente, consciamente, da svegli; ecco dunque che Wilfred ci cala sapientemente nel clima onirico del sogno a occhi aperti, un sogno rivelatore da interpretare e decifrare.
Ultimo successo del canale americano FX, (da noi su Deejay TV ogni domenica alle 22.45) acclamato dalla critica e con un record di audience, Wilfred è il nuovo lavoro targato David Zuckerman, showrunner e produttore esecutivo de I Griffin (Family Guy, Seth MacFarlane 1999), il quale ha in realtà solo adattato la serie per la TV statunitense scrivendone la sceneggiatura. Questa sitcom è infatti un’invenzione australiana del 2002 di Jason Gann e Adam Zwar, e fu prima un cortometraggio e poi una serie diretta di Tony Rogers nel 2007.
In America Randall Einhorn (co-ideatore e co-produttore esecutivo) ha diretto dieci episodi della prima stagione e Victor Nelli Jr. (stessi ruoli nell’ideazione e nella produzione) ne ha diretti tre.
La storia, ambientata in un tranquillo quartiere residenziale della California, è quella di Ryan (Elijah Wood, che ricorderete per l’interpretazione di Frodo nella trilogia Il Signore degli Anelli – The Lord of The Rings, Peter Jackson, 2001-2003), la sua vicina di casa Jenna (Fiona Gubelmann), e il cane di lei Wilfred (Jason Gann, co-ideatore e attore nella serie australiana in cui interpretava sempre Wilfred).
Nel pieno di una crisi esistenziale il depresso Ryan incontra lo strano cane che gli cambierà la vita.
I due diventano subito amici e dividono un’intesa e un affetto intimo che forse solo un uomo e il suo cane potrebbero trovare. Ma Wilfred non è un cane come tutti gli altri, o forse è Ryan a non essere un uomo come tutti gli altri. Le loro profonde particolarità danno vita a un rapporto strano e unico, con un ché di malato, eppure, proprio per questo, esilarante e grottesco, un rapporto che Ryan subirà pesantemente ma con immenso trasporto, e di cui al contempo sarà artefice.
Questo strana amicizia porterà Ryan a intraprendere il cammino di un profondo cambiamento esistenziale, di cui forse aveva bisogno, o che magari era inevitabile, le cui tappe sono segnate dagli eventi di ciascun episodio. È un folle viaggio dentro sé stesso in cui egli si ritroverà e si smarrirà di continuo, ma in cui comunque troverà più sorrisi di quanti ne avesse mai trovati prima: ”Sanity and Happiness are an impossibile combination” di Mark Twain è la frase di apertura del primo episodio.
Tra una birra e uno spinello, interi pomeriggi di cazzeggio completo, passeggiate sulla spiaggia, fedeltà, inganni, confidenze e profonde riflessioni, Ryan e Wilfred si trovano a vivere vicende a metà strada tra l’avventura e la disavventura, tra la commedia e la tragedia, in cui è difficile stabilire con certezza quanto sia provocato da loro e quanto invece gli accada, così come è difficile stabilire chi, tra Ryan e Wilfred sia veramente il padrone.
La serie ha un chiaro intento di riflessione morale. Istinto e ragione, anarchia e rettitudine, vizi e virtù, si alternano continuamente. È una riflessione tutta particolare, surreale, comica, che però, più che dirci che la vita non va presa troppo sul serio, vuol comunicarci esattamente il contrario, e cioè che la vita è una cosa seria, e per questo dobbiamo viverla a pieno in base a come siamo fatti, e quindi tutti abbiamo il diritto e il dovere di cercarne il senso (o se preferite un senso) – pur sapendo che forse non lo troveremo mai – e di inseguire la nostra idea di felicità. Ovunque queste ricerche ci portino, dobbiamo intraprenderle con coraggio per capire chi siamo, perché esse in fondo sono la ricerca interiore di noi stessi.
L’idea degli animali che parlano, reali, immaginari o di pezza che siano, delle persone che riescono a capirne il linguaggio o roba del genere, è già stata vista e rivista: nei fumetti basti pensare al geniale Calvin e Hobbes (Bill Watterson 1985), nel cinema al Il dottor Dolittle (Dr. Dolittle, Betty Thomas 1998) o al recente Ted (Seth MacFarlane 2012), nei cartoni al cane Brian de I Griffin. Tuttavia quando un’idea viene proposta e riproposta in chiave sempre diversa, accade a volte che diventi un genere.
Se volete, Wilfred appartiene a questo genere. Ritenere che sia una cosa già vista o un’idea trita non gli rende affatto giustizia e rischia di far perdere, per un pregiudizio, un piccolo gioiello della televisione.